mi chiamo Sara, ho 24 anni e sono di Torino. Sono laureata in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, la mente umana mi affascina, così come l’arte, il movimento e l’espressione dei propri corpi e della propria personalità. Amo la natura, adoro imparare cose nuove, e impazzisco per i colori, soprattutto quelli vivaci. Ho sempre disegnato, crescendo ho iniziato a dipingere, specialmente ritratti di persone. Con il tempo ho sentito il bisogno di evolvere dallo stile realistico, cercando di sperimentarmi in uno stile tutto mio. Per questo ho iniziato a seguire un corso di illustrazione a Torino. Grazie al corso ho scoperto illustratori e illustratrici nuove, che mi hanno permesso di inglobare nei miei disegni figure dai tratti cubisti, libere, dagli arti allungati, attorcigliate e imperfette: tutti elementi che si ricollegano, per me, alla libera espressione del corpo e del divertimento, per smetterla di prendersi troppo sul serio e cedere il passo piuttosto alla più sincera e trasparente manifestazione del proprio Io nel mondo.
E se pensiamo al divertimento e alla libertà, quale età se non l’infanzia incorpora al meglio queste due caratteristiche?
Nell’illustrazione “Telefono senza fili – Corri e passa la parola!”, i bambini giocano, corrono, si ascoltano e, di volta in volta, pasticciano sempre un po’ di più la parola con cui il gioco del telefono senza fili è iniziato: la guerra. I colori dei bambini e delle bambine, dei loro abiti e delle parole sulle loro labbra progrediscono gradualmente dalle tonalità scure del nero e del blu fino ai colori più saturi e vivaci, mano a mano che le parole si storpiano in immagini divertenti e si avvicinano alla parola “pace”, esclamata da una giovane ragazza che arriva volando su una scarpetta dorata, porgendo la mano al bambino seduto davanti a lei sulla scogliera. Anche le scarpe, che inizialmente sono scure e caratterizzate da dettagli minimali, avanzando nel gioco si adornano di colori e linee fluide.
Una volta ho letto una frase che mi è risuonata particolarmente, riguardo a come gli artisti oscillino tra il desiderio e, allo stesso tempo, la paura di essere visti. Ho incominciato a partecipare ai concorsi per mettermi in gioco e per affrontare questa paura. Ho partecipato quest’anno al Concurso Sardinhas indetto dalla città di Lisbona; Scarpetta d’Oro è il secondo concorso cui partecipo. La gioia che deriva dalla preparazione di un’illustrazione per un concorso, per quanto mi riguarda, sta nella stimolazione continua cui è sottoposta la mente, che si trasforma in una spugna che assorbe idee e stimoli nuovi e unici. Nel periodo di partecipazione a un concorso sono costretta a creare con una certa costanza, e questo è fonte di nutrimento per la mia parte creativa.
Attraverso qualsiasi forma di espressione artistica si deve tentare di migliorare se stessi così come la società: la scoperta, la denuncia e la sensibilizzazione alla meraviglia sono per me gli scopi ultimi dell’espressione artistica.