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Relazione del Presidente di Giuria, Guido Clericetti, a Scarpetta d’Oro 2011

Scarpetta d’Oro “Scarpe su misura”

Edizione nr. 16

SCARPETTA D’ORO 2011

PREMESSA

Straordinario quest’anno il successo del sedicesimo Premio Scarpetta d’Oro! Ben oltre 500 sono stati gli autori che hanno voluto parteciparvi con i loro lavori, superando così largamente i risultati di ogni edizione precedente. E non credo che il merito possa essere attribuito al titolo che era stato proposto come tema per questa nuova tornata agli illustratori: Scarpe su misura. Oggettivamente non si tratta certo di un titolo in modo particolare più stimolante degli altri quindici che, anno dopo anno, sono stati indicati agli illustratori come soggetto a cui ispirarsi.

Ritengo invece che questo ottimo quanto -diciamolo- inatteso risultato sia dovuto in gran parte alla puntuale efficienza organizzativa con cui il nostro Concorso da anni viene promosso, divulgato, seguito e portato accuratamente a termine dai responsabili del Politecnico Calzaturiero di Capriccio di Vigonza per conto dell’ACRIB, l’Associazione Calzaturieri della Riviera del Brenta. E’ per questo che vorrei iniziare questa mia relazione con un ringraziamento a loro.

Aggiungo poi che indubbiamente un apporto rilevante alla crescita di stima e di interesse per il Premio va riconosciuto anche all’attenta, scrupolosa e professionale valutazione di tutte le opere inviate al Concorso ad opera di una qualificata Giuria, che da sempre precede e definisce la classifica dei vincitori, dei premi speciali, dei variamente segnalati e dei più interessanti.

IL PREMIO

Peraltro nella valutazione del crescente successo di “Scarpetta d’Oro” non può essere tralasciata ma va anzi sottolineata l’originale caratteristica di questo Premio, aperto tanto a illustratori italiani che stranieri, che è di arrivare ogni volta non a una soltanto ma addirittura a una lunga serie di prestigiose conclusioni, tutte diverse fra loro e tutte di altissimo profilo. La prima, e non solo cronologicamente, è ogni anno la ben curata manifestazione pubblica per la premiazione degli artisti vincitori e segnalati, con l’intervento di autorità e personalità competenti, in gran parte soci dell’ACRIB che ben conoscono finalità e significato del Concorso, e la presenza non soltanto di molti degli autori in gara, spesso venuti da lontano, ma soprattutto di un pubblico locale straordinariamente partecipe e realmente interessato.

Va poi già oltre questa prima conclusione l’elegante e accurata esposizione delle tavole scelte come più valide a giudizio della Giuria: da quelle dei primi tre classificati nel Concorso e dei relativi vincitori dei premi speciali a quelle ritenute meritevoli di menzione o di segnalazione. Tutti opportunamente valorizzati dalla precisa incorniciatura e dall’intelligente disposizione, i lavori assumono un immediato rilievo e la consueta inaugurazione e visita della Mostra a conclusione della premiazione, è ogni volta la più convincente ed efficace conferma dell’alto livello artistico e tecnico delle opere in gara. È questa seconda conclusione del Premio che si amplia e arricchisce di significato quando, prolungandosi nelle settimane seguenti, vengono in visita alla mostra delle illustrazioni le scolaresche delle scuole della zona, accompagnate dai loro insegnanti e da questi guidate a cogliere e gustare stili, abilità tecniche, inventiva e carica poetica dei vari elaborati, facendone anche apprezzare eventuali rinvii e riferimenti letterari o pittorici o umoristici.

L’avvio di un’ulteriore conclusione del Premio Scarpetta d’Oro si ha già in queste visite scolastiche, preludio della sua seconda fase che chiama in causa quelle classi elementari e medie i cui insegnanti hanno accettato la sfida che il bando ogni anno propone: l’invito ai ragazzi, sorretti e stimolati dall’adulto a cui sono affidati, a “inventare” una favola o una storia o un racconto o una fantasia originali prendendo spunto dalla tavola che ha vinto il Primo Premio del Concorso per Illustratori. Poi una nuova Giuria, letteraria questa volta, li leggerà, li valuterà e sceglierà e premierà il lavoro migliore.

Siamo alla conclusione? Non ancora! Chi ha seguito fin qui tutte queste vicende (e nel frattempo ha anche già rispedito ai relativi autori tutte le opere che hanno partecipato al Premio) e cioè la Segreteria Organizzativa del Politecnico Calzaturiero che gestisce “Scarpetta d’Oro” si premura ora di inviare immediatamente il testo prescelto all’illustratore vincitore perché, mettendosi subito al lavoro, abbia il tempo di realizzare -con lo stesso stile, lo stesso segno, gli stessi colori e gli stessi personaggi della tavola che ha ispirato i ragazzi- tutte le nuove immagini necessarie a illustrare e arricchire il racconto.

In tempi straordinariamente brevi si arriva così alla nascita di un nuovo libro assolutamente originale, bello da guardare e di piacevole lettura, che in più darà ai ragazzi della classe che l’hanno scritto la soddisfazione di un’indimenticabile raggiungimento e all’autore delle illustrazioni, già vincitore di un cospicuo assegno,  anche il vantaggio della pubblicazione, significativo per il suo curriculum professionale.

Il nuovo volumetto entrerà quindi a far parte dell’ormai nutrita collana del Premio e, oltre a essere normalmente diffuso, verrà presentato e offerto ai presenti proprio nel giorno della premiazione dell’illustrazione vincitrice del concorso dell’anno dopo.

Ma se a questo punto, e cioè l’anno dopo, si è finalmente giunti alla conclusione definitiva del Premio Scarpetta d’Oro dell’anno in corso, bisogna però dar conto di alcuni altri eventi che nel frattempo sono stati via via realizzati. Come le “personali d’autore”, e cioè l’organizzazione delle mostre aperte al pubblico di una rassegna dei loro lavori che sono il premio che spetta al secondo e al terzo classificato, con bella brochure di presentazione dell’artista e larga partecipazione di visitatori; e come l’adattamento teatrale e la messa in scena del suo racconto ad opera della classe seconda classificata nel Concorso letterario, quello cioè ispirato all’illustrazione, che avviene in occasione della premiazione del testo vincitore.

Questo è quanto. E davvero non è poco!

Non c’è dunque da meravigliarsi se ormai il Premio Scarpetta d’Oro sta meritatamente ottenendo quel successo e quella notorietà che tutto il lavoro che comporta si merita. Ed è auspicabile che la ricaduta di questi bei risultati sia una spinta in più per la valorizzazione del lavoro e della professionalità di quanti hanno fatto e continuano a fare della Riviera del Brenta una delle zone forti e delle realtà trainanti dell’economia del nostro Paese anche in un periodo così poco felice.

L’EDIZIONE 2011

Ma veniamo ora ai nomi degli illustratori che la Giuria ha stimato i più meritevoli di attenzione fra i tanti presenti in questa nuova e felice edizione del nostro Premio. E com’è giusto cominciamo dai vincitori: i primi tre classificati e i premiati nelle categorie speciali.

Vincitore del Primo Premio dell’edizione 2011 del Concorso Internazionale Scarpetta d’Oro è Tommaso Andreussi che ha magistralmente interpretato il tema proposto “Scarpe su misura” con una poeticissima illustrazione in cui impostazione, segno grafico, colore e i dettagli più minuti si fondono in una tavola impeccabile che non può non coinvolgere chi guarda. L’accostamento peraltro non nuovissimo -e infatti piuttosto frequente in quasi tutte le edizioni del premio, compresa quest’ultima- della sirena e delle belle scarpe che lei non potrà mai indossare ma delle quali, in quanto donna, subisce tutto il fascino, è qui espresso con una malinconica grazia e una delicatezza di tratto tali che per il risultato ottenuto non pare eccessivo scomodare il termine “poesia”.

Tuttavia è stato solo al termine di una puntigliosamente meditata valutazione che la Giuria ha deciso di preferirla all’illustrazione realizzata da Toni Vedù, al quale infatti è stato assegnato il Secondo premio per la sua splendida tavola, opera di grande eleganza pittorica arricchita dalla sottile e ben nota ironia dell’autore. Il marmoreo “piedone”, volutamente imparentato con quello storico di Santo Stefano del Cacco che si ammira in Via del Pié di Marmo a Roma, giganteggia tra la minuscola folla che lo attornia mentre esperti ingenier-calzaturieri ne stanno prendendo le straordinarie misure per una scarpa adeguata.

Senza discussioni il Terzo premio è andato ad Anna Enrica Passoni per la bellezza così serena e solida di un’illustrazione che per modernità d’esecuzione ed efficacia evocativa ci introduce senza resistenze in un “mondo altro”, dove un semplice oggetto quotidiano  come una solida scarpa può nascere dalle sapienti mani (?) di un così inconsueto artigiano. Anche in questo caso uno spunto spesso presente nelle varie edizioni del Premio (i topi che cuciono scarpe dell’antica favola di cui Beatrix Potter ci ha dato una famosa versione) viene però interpretato e proposto con una realizzazione di sorprendente novità.

Come sempre dopo i nomi dei primi tre classificati segue l’elenco dei vincitori dei sei Premi Speciali, cinque dei quali sono scelti dalla Giuria in base ai criteri fissati nel regolamento del Concorso, mentre un sesto è autonomamente attribuito dalla Fondazione Esposito.

Quest’anno il Premio Speciale Fondazione Esposito è così stato assegnato alla spiritosissima tavola di Rita Cardelli che unendo allegria e audace impostazione compositiva propone questa simpatica ragazzona che con compiaciuta autoironia accetta ospitalità  per i suoi piedi un po’ fuori misura in due “barche” autentiche, che non sono infatti in questo caso soltanto un collaudato modo di dire.

I destinatari dei Premi Speciali della Giuria sono invece stati individuati anche quest’anno seguendo le indicazioni dal regolamento e quindi ognuno in riferimento alla specifica categoria prevista dal Concorso “Scarpetta d’Oro”.

Il Premio per la Qualità Tecnica è andato a una vecchia e pluripremiata conoscenza del nostro concorso, Andrea Andolina, e al suo raffinato paesaggio invernale giocato su tonalità di pallido bianco-azzurro su bianco, da cui si stacca il coloratissimo protagonista in primo piano che con matita in mano e unità di misura in spalla ci racconta, ma non ci spiega, il misterioso perché di quell’enorme scarponcino nel bosco.

Il Premio per la Sperimentazione va a Chiara Bigatti che ha realizzato con paziente minuziosità un originale “mandala”, il tipico disegno circolare che riveste un significato spirituale e rituale sia nel Buddismo che nell’Hinduismo ma che ha anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che non esiste, a qualcosa di nuovo e di unico. Ed è quest’ultima caratteristica che raggiunge il caleidoscopico insieme di elefantini, gambe e calzature, a prima vista indecifrabile ma che osservato bene rivela una nascosta e allegra spettacolarità circense.

Il Premio per la Fascia d’età  da 0 a 6 anni è stato vinto da Daniela Miotti con la sua sintetica quanto coloratissima e vivace tavola dove campeggia la comunicativa simpatia dei due protagonisti, soprattutto il verdissimo ranocchio che con la sua zampa spropositata sta mettendo in difficoltà il piccolo competente calzaturiero (il quale è, presumibilmente, una curiosissima talpa).

Il Premio per l’Interpretazione Originale del tema va quest’anno a Irene Caroni per il gustoso fotomontaggio in cui ha inserito sapientemente e maliziosamente in un classico dagherrotipo d’epoca, che ha fissato nel tempo la tradizionale famiglia della buona borghesia, le calzature più consone al posto dei volti. Un “come erano” più che un “come eravamo” che, al di là della trovata ironica, riesce a comunicare anche un sentimento di affettuosa e rispettosa nostalgia.

Conclude l’elenco dei premiati speciali Cristina Pieropan, vincitrice del Premio per l’Immagine Umoristica in una rassegna quale quella di quest’anno in cui il tema, come abbiamo visto e come vedremo nel prosieguo dell’analisi delle opere variamente segnalate,  è stato abbondantemente interpretato in chiave umoristica. Tuttavia la sua litografia aggiunge all’umorismo una grazia malinconica, un’originalità di situazione e una perizia tecnica che le hanno permesso di risaltare in modo del tutto particolare fra le tante e tante opere esaminate dai giurati.

Sono soltanto cinque, in questa sedicesima edizione del Premio Scarpetta d’Oro, le Menzioni d’onore assegnate dalla Giuria a opere considerate di notevole rilievo per abilità tecnica, inventiva, gusto e originalità, alcune delle quali hanno rivaleggiato gagliardamente, durante le operazioni di scelta, con le illustrazioni definitivamente premiate.

Nell’ordine d tempo in cui sono pervenuti alla Segreteria Organizzativa sono segnalati i lavori di:

Alberto Macone, autore di un impeccabile e raffinato “uomo-papero” di grande realismo in un contesto di squisita eleganza decorativa che fa della sua illustrazione un’inquietante e preziosa immagine surrealista con echi orientaleggianti.

Antonella Fusili che ci presenta, con un magistrale uso del colore, una solida e concreta fenicottera in saldo equilibrio sulla zampa piantata in una scarpetta che osserva con preoccupata tenerezza materna la calzatura gemella che ospita i suoi piccoli.

Rossana Berretta con un’illustrazione da letteratura fantasy dove un possente e bonario uomo-montagna è così normalmente accetto nella quotidianità che la fabbricazione di scarpe su misura per i suoi enormi piedi non è che un comune e consueto lavoro di ingegneria edilizia che impegna le stesse maestranze e macchine che hanno probabilmente da poco terminato il tunnel ferroviario sotto il trono del pietroso gigante.

Arianna Floris invece realizza con tenue segno e colori essenziali una scena di rarefatta sobrietà, quasi un momento sospeso nel tempo. La ricercata delicatezza dell’esecuzione interpreta così la semplicità e il candore di un idillio di cui ci vuol rendere partecipi spettatori con ispirata capacità di suggestione.

Iole Eulalia Rosa, infine, conclude in bellezza l’elenco delle Menzioni d’Onore con una piacevolissima tavola di classico realismo fiabesco. Il quadretto dei tre simpatici amici, così diversi e insieme così uniti dall’affettuosità con cui l’autrice li ha raccolti nell’ambiente familiare di tante favole, chiama in gioco la fantasia con il triplice tocco delle scarpette: le tre paia sono dell’identico rosso ma sono anche studiatamente su misura, si direbbe, per la personalità di chi le calza.

Com’è ormai d’uso questa mia presentazione e analisi del risultato dei lavori della Giuria per l’attuale edizione del Premio Internazionale di Illustrazione per l’Infanzia “Scarpetta d’Oro” si avvia alla conclusione con l’elenco delle opere che, fra le tante partecipanti al Concorso, sono state giudicate le più meritevoli di essere esposte all’attenzione del pubblico e in particolare delle Scuole. Va da sé che anche in questo caso, come per le Menzioni d’Onore, la disposizione degli autori nell’elenco non corrisponde a una graduatoria o a una valutazione ma si rifà esclusivamente all’ordine cronologico con cui i loro lavori sono pervenuti a suo tempo alla Segreteria Organizzativa.

Ecco dunque, dopo i premiati e i segnalati, gli altri illustratori presenti in Catalogo.

Daniele Boeretto: di immediata espressività il suo dragone che come scarpa della sua misura deve accontentarsi di quella dell’insegna, in una tavola simpaticamente  ben colorata e disegnata con tratto e prospettive semplici, quasi di bambinesca ingenuità.

Nicola Paci: felice istantanea di cronaca familiare questa del bambino colto sul fatto mentre usa come gradino la scarpa materna a tacco alto per arrivare alla marmellata. L’abile inquadratura e la coloritura uniforme ben studiata danno risalto ai tentativi testimoniati dai vari tipi di calzature sparsi sul pavimento della cucina, ma indubbiamente è lo sguardo tra lo smarrito e il sorpreso del bimbo che comunica  quel sapore di “vero” in cui non pochi potranno riconoscere i propri ricordi.

Chiara Gabrielli: sarà l’attualità della “crisi” ma quante famiglie vorrebbero poter coltivare sul proprio balcone un vaso in cui cresce e dà frutti una pianta così! L’arte dell’illustratrice valorizza con seducente bravura la trovata arricchendola con la finezza di un disegno meditato in ogni particolare e con la maestria delle diverse tonalità del caldo colore dominante: eloquente avvertimento che solo di una fantasticheria -ahinoi!- si tratta, fatta della scespiriana “sostanza di cui son fatti i sogni”.

Giorgia Brandimarte: l’ingegnoso sfondo nero che evoca reminiscenze di antichi vasi attici esalta il gioco parodistico dell’illustrazione che fa il verso alla mitologia classica proponendoci un tempio-negozio dove dei, eroi e personaggi leggendari possono trovare le calzature più adatte alla propria mitica personalità. Favola argutamente colta, raccontata con l’accurata semplicità della competenza e il gusto di una satira educata e spiritosa.

–  Serena Marangon: è un’Italia giovane e ingenua nonostante i suoi 150 anni questa bella fanciulla incastonata in una gran gonna a fiori che sta calzando con cura il suo prezioso Stivale. E anche il prato su cui posa è riccamente fiorito e perfino il gioiello che porta al collo è un ricco collier di vivissime foglioline. Non si può non vedere in questa garbata e attraente immagine, realizzata con sicura perizia ed evidente talento, l’affascinante e fiducioso pronostico di un futuro di speranza e positività per il nostro Paese. Questa illustrazione ci piacerebbe venisse stampata su grandi manifesti esposti in ogni piazza della nostra sempre straordinariamente disgraziata ma anche sempre tanto felicemente fortunata Penisola.

Alex Ventura: straordinariamente semplice e geniale questa sintetica tavola in cui le lunghe stringhe dello scarponcino si animano e prendono vita disegnando i due stilizzatissimi omettini che stanno correndo via, uno di qua e uno di là. Certo se l’autore riuscisse invece a convincerli a esibirsi insieme in eleganti danze intrecciate che possano, di volta in volta, annodare o sciogliere i lacci delle nostre scarpe, quanto sarebbe utile avere al proprio servizio tanta energia!

Alessandra Liberato: delle non poche illustrazioni che hanno affrontato il tema collegando crescita in altezza e scarpe questa è parsa la più riuscita: per l’accuratezza del disegno, per l’impostazione dell’inquadratura, per la gradevolezza della grafica, per l’armonia dei colori e per l’attraente intensità espressiva della piccola protagonista… Insomma, è quella che ci è piaciuta di più!

Luisa Gialma: si ispira all’ironico e poetico surrealismo di Magritte questa suggestiva illustrazione in cui le scarpe su misura diventano un mazzo di chiavi che ci viene educatamente offerto da un inquietante maggiordomo in guanti bianchi e occhioni che paiono tanto ingenui. Nel cielo blu, fra nuvole candide, galleggiano intanto porte misteriose che potranno aprirsi per noi su chissà quali meravigliosi “non si sa dove” se sapremo scegliere la chiave giusta per le serrature, ognuna delle quali, non a caso, è fatta proprio per una chiave a forma di calzatura.

Piero Sandano: riecco un drago alle prese con le scarpe, un altro soggetto che ha sedotto diversi illustratori. In questa versione, però, è la plasticità grintosa del protagonista, ottenuta con una non comune padronanza del tratteggio graffito che nella sua disinvolta elementarità gli dà la massiccia personalità che lo caratterizza, in contrasto con la convenzionalità degli sneakers, come si chiamano ora le scarpe di tela e gomme che una volta erano “da tennis”.

Davide De Lucia: fra topi e scarpe esiste, favolisticamente una consolidata sintonia ma in questa illustrazione i topini non sono una volta tanto gli artigiani ma i fruitori di una calzatura. Qui un alto stivale è l’abitazione di una simpatica famigliola di roditori che ricordano un po’ quelli di Leo Lionni. Una casa accogliente già dal welcome sullo zerbino dell’entrata e in grado di offrire a ciascuno ciò che più gli piace: ci sono la sala TV, la cucina abitabile, il bagno con vasca e doccia e perfino, lassù, lo studiolo dove dedicarsi al prediletto hobby dell’astronomia.

Roberta Santi: di assoluta originalità il suo suggerimento di farsi personalmente le proprie scarpe su misura confezionandole direttamente sui propri piedi, ovviamente con l’uso di tutti gli strumenti professionali necessari. Nella precisione del disegno e nel gusto di usare il colore lasciando in bianco alcuni degli elementi più significativi si può forse cogliere la lezione dell’arte giapponese, che il taglio degli occhi della protagonista sembra curiosamente avallare.

Rossella Trionfetti: un altro suggerimento su come confezionare scarpe ma di tutt’altra impostazione: in questa tavola la proposta è di una minicucitrice, intesa come persona, motorizzata con una sorta di triciclo che è anche un’adeguata macchina impunturatrice. A bordo del minuscolo mezzo la minilavoratrice può percorrere così le tomaie lasciando dietro di sé i punti a vista, con quella facile semplicità che ci ricorda che siamo nel mondo delle favole.

Luce Lacquaniti: è un tango appassionato e realistico che sta travolgendo questa coppia d’antan, come il disegno stesso sottolinea con uno stile opportunamente retrò. Lui è tipicamente in camicia e bretelle e lei, con crocchia, é inevitabilmente inguainata di rosso mentre i loro passi sensuali vanno a tempo con la musica del classico duo argentino di bandoneòn e violino… ma non solo: lui calza due scarpe-strumento ed è così che l’autrice ci comunica efficacemente l’ardente senso del ritmo dei quattro piedi e i languori dei due cuori romanticamente passionali.

Beatrice Roberti: l’illustrazione ci sembra voler evocare, con tutt’altro stile, certe atmosfere suggestive e misteriose dei quadri di Dino Buzzati. Che significa quella piazza dove la gente passeggia con indifferenza ignorando il colossale paio di scarpe che sta nel centro? E chi è quella smisurata sorta di Gulliver che cautamente vi si affaccia con un’indecifrabile espressione dagli edifici tutt’attorno? E perché non c’è dialogo fra gli uni e l’altro? A rendere ancor più enigmatica la scena sono l’inquietante prospettiva dall’alto della piazza e la sua insolita colorazione, ma tenacemente l’autrice preferisce non suggerire risposte.

Fabiola Vairo: l’ambientazione potrebbe appartenere alla scena di un teatro di marionette tanto sono geometricamente stilizzati e coloriti i personaggi, che però qui sono senza fili. Nella inconsueta rappresentazione lei, la mamma, ha forse qualcosa della scarpa ma la tomaia tondeggiante e rigonfia rivela che sta invece per regalare un fratellino (su misura?) alla piccola, quasi un Pinocchio senza naso, che ne sta accarezzando la rotondità. Protagonista è proprio questo gesto di tenerezza, suggestivamente incorniciato dallo scenografico impiego delle tonalità scure per lo sfondo, aperto però a sorpresa dalla piccola finestra che dà su un bel cielo azzurro impreziosito da bianchissime nuvole.

Anna Leotta: ultima in Catalogo ma, come s’è detto, solo in ragione della cronologia dell’arrivo delle opere alla Segreteria Organizzativa, la tavola mostra un attraente quadretto che riprende in tono divertito le avventure del tradizionalmente astuto Gatto con gli Stivali, messo questa volta in imbarazzo da un imprevisto scambio di calzature con la Marchesa di Carabas: lei ora calza i rudi stivali del Gatto avventuriero che indossa invece le scarpette bianche di lei, così elegantemente femminili. Un piccolo e buffo scherzo sullo sfondo di un quadro che ricapitola con garbo gli elementi conclusivi della favola.

Conclusione

Sono dunque trenta in tutto le illustrazioni comprese in questo Catalogo che la Giuria ha indicato, con valutazioni diverse, come le più valide fra le oltre 500 che quest’anno hanno partecipato in risposta al bando d’invito dell’ACRIB. La scelta è stata particolarmente severa, come del resto si richiede a un Concorso che sta diventando, anno dopo anno, sempre più noto e stimato.

Naturalmente tutti i lavori selezionati e presenti in Catalogo vengono anche esposti incorniciati all’attenzione del pubblico e soprattutto delle scolaresche. Alcuni, le tre degli artisti vincitori come spiegato più sopra, avranno un destino ancora più fortunato e saranno uno l’ispiratore di una nuova favola e poi una sua illustrazione in un libro, e gli altri due esposti con tanti altri nelle Mostre personali dei loro autori.

Non resta ora che anticipare il titolo del nuovo tema che verrà proposto dall’apposito Bando per la diciassettesima edizione del Premio Scarpetta d’Oro, quella del 2012, e che è, molto semplicemente, SCARPE D’ITALIA, un titolo che -pur nel piccolo del nostro Premio di Illustrazioni per l’Infanzia- da una parte vuole concludere l’ormai quasi trascorso Centocinquantenario della nascita dello Stato Unitario, ma dall’altra intende anche, nel corso del centocinquantunesimo anno, sottolineare che si tratta di una storia e di una realtà che proseguono, in costante e durevole cammino verso il futuro.

Una decisione positiva e ottimista, quindi, che vuole rendere omaggio e dare una forte testimonianza di stima anche al lavoro di tanti e tanti che ieri come oggi e come domani hanno fatto della produzione calzaturiera della Riviera del Brenta un patrimonio per tutto il Paese e un ben visibile fiore all’occhiello del Made in Italy.

Guido Clericetti

Scrittore, autore e disegnatore

Presidente Commissione Giudicatrice