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Relazione del Presidente di Giuria, Guido Clericetti, a Scarpetta d’Oro 2010

Scarpetta d’Oro “Scarpe, Amore e..”

Edizione nr. 15

SCARPETTA D’ORO 2010

Scarpe, amore e… è il titolo proposto per questa quindicesima edizione del Premio Internazionale Scarpetta d’oro agli illustratori, che si rifà al noto ciclo di film che negli anni ’50 ebbero un enorme successo popolare e segnarono la nascita della cosiddetta ‘commedia all’italiana’ cinematografica.

Il primo trionfo della serie -come i non più giovanissimi ricorderanno- fu “Pane, amore e fantasia”, con uno strepitoso maresciallo De Sica e l’impertinente e bellissima “bersagliera” Lollobrigida. Il curioso titolo del film si rifà alla scena in cui il maresciallo, incontrando un contadino che sta mangiando con gusto una grossa pagnotta, gli chiede: “Cosa mettete nel pane?” e l’altro risponde: “Fantasia!”.

Ed è proprio tanta, tantissima fantasia che la Giuria ha trovato nelle oltre 250 tavole arrivate quest’anno al Politecnico Calzaturiero di Capriccio di Vigonza in risposta a un tema che volutamente offriva ampio spazio all’immaginazione e all’inventiva di ogni artista.

Tuttavia, proponendo questo titolo nella conclusione del mio intervento sul catalogo dello scorso anno, riportavo come stimolo per gli artisti che avessero voluto illustrarlo due definizioni del termine amore. Davo infatti per scontato che il suo primo oggetto –scarpe– non potesse creare difficoltà a virtuosi di matite e colori che, se anche spesso lavorano con la testa fra le nuvole, tengono solitamente i piedi per terra.

Per chiarire la parola Amore mi affidavo invece a due vocabolari: un vecchio “dizionario moderno” che lo definiva, un pò troppo poco modernamente, sentimento naturale e intenso che lega due persone di sesso differente, e un più recente “dizionario dei sinonimi” che alla voce Amore specificava anche modo accurato di fare qualcosa, concetto che ben si applica -aggiungevo io- al lavoro dei calzaturifici della Riviera del Brenta.

Ed è proprio su questi due binari, l’amore inteso nel senso più classico e l’amore per il lavoro ben fatto, guardato con attenzione e rispetto, che si è mossa la maggior parte degli illustratori. C’erano infine nel titolo proposto –Scarpe, amore e …–  anche i tre classici puntini di sospensione e anche nel dare ad essi significati e visibilità si sono sbizzarriti, ognuno a suo modo, tutti i partecipanti al Premio, come vedremo nell’analitico esame dei vari lavori premiati o menzionati o selezionati dalla Giuria.

E’ però prima d’obbligo, come ogni anno, ricordare i criteri a cui si è attenuta la Commissione giudicatrice per la premiazione, che sono quelli previsti dalla originale formula del Premio Scarpetta d’Oro. Le illustrazioni, ed è soprattutto questo presupposto a determinare la scelta definitiva della tavola vincitrice, dovranno poi essere spunto e stimolo agli studenti delle scuole in gara per inventare -partendo dall’immagine- una favola o comunque un testo narrativo per l’infanzia in cui le scarpe o la scarpa siano protagoniste, in cui la fresca fantasia dei ragazzi valorizzi e renda onore a un oggetto che, in apparenza così semplice e comune, è frutto di un lavoro in cui collaborano e si completano tradizione e innovazione, perizia manuale e progresso tecnico, esperienza e inventiva. Successivamente la favola o il racconto che, una Giuria di esperti di letteratura giovanile avrà ritenuto di premiare, verrà affidato all’autore dell’illustrazione vincitrice perché lo arricchisca di altre immagini -che dovranno ovviamente attenersi, per grafica, colori e contenuti allo stile della prima- per arrivare poi finalmente alla pubblicazione di un libro.

Apprezzando sia la geniale originalità dell’idea che la validità della realizzazione e valutando l’opera rispondente ai criteri su accennati, la Giuria ha quindi stabilito all’unanimità che vincitrice del Premio Internazionale Scarpetta d’oro 2010 è l’illustrazione di Marta Monelli. Il primo premio va quindi alla sua tavola che propone, con garbata poesia, il momento saliente di una piccola storia d’amore tutta da inventare ma della quale ci fornisce acuti e spiritosi particolari. Il soggetto è valorizzato da un semplice quanto efficace gioco di prospettiva e dalla scelta di pochi ma vigorosi colori che lasciano agli occhi il piacere di cogliere le ben espresse emozioni sul volto dei due ragazzi e la vivace, affettuosa curiosità del cagnolino. Del resto la singolare arguzia dell’autrice si era già fatta notare nell’edizione dello scorso anno con quel dio Ermes (o Mercurio) che nonostante i suoi calzari alati inciampava e finiva poco pomposamente gambe all’aria.

Il secondo premio, dopo un accanito testa a testa con la vincitrice, viene assegnato a Rossana Bossù per la straordinaria immagine piena di dolcezza che ci propone la sua bella tavola dal segno e dalla colorazione delicatissimi, così come delicatissima è l’incantata rappresentazione dell’affetto fiducioso con cui la bimba si stringe alla sua magica zebra. E’ un quadro malinconicamente suggestivo, che non può non evocare in tutti noi l’infantile surreale tenerezza con cui da bambini abbiamo amato i nostri inanimati compagni di giochi. Un’intuizione emotivamente all’altezza della geniale poesia delle strip di Calvin e Hobbes.

C’è qualcosa della magia delle vecchie favole nell’interpretazione che del tema dà Francesca Dafne Vignaga, che ottiene il terzo premio col suo bosco rarefatto e i pochi allusivi segni della presenza di due innamorati. Una rappresentazione che sembra ostentare un’estrema semplificazione, quasi volesse essere un simbolo, un’immagine che sintetizza un’idea, ma che si rivela invece un lavoro estremamente pittorico nello slancio verticale degli alberi, nel tono uniforme dei colori interrotto dal taglio orizzontale delle due braccia, nei pochi dettagli che fanno vivere le due figure che non vediamo e nel perdersi dell’orizzonte in una lontananza sfumata.

Stabilita la classifica dei tre premi principali si  passa come sempre ai Premi Speciali.

La Fondazione Esposito ha, come d’uso, autonomamente scelto e assegnato il suo premio a Fabiana Attanasio per la sua elegante e briosa versione del titolo proposto quest’anno, dove i puntini di sospensione sono appunto i figlioletti nati dall’amore che le tradizionali cicogne portano ai genitori non più nel consueto fazzolettone ma in comodissime scarpe.

Ecco poi i 5 Premi speciali a disposizione della Giuria, che vengono ogni anno assegnati valutando quali opere, fra quelle non premiate, meglio corrispondono ad alcuni aspetti particolari indicati dal regolamento. Così per la qualità tecnica i Giurati hanno scelto di premiare l’illustrazione presentata da Marco Somà, sicuramente la più accurata e precisa nella raffigurazione della scena che ci presenta, dai pennuti protagonisti all’immobile stagno che li ospita pur in una visione che è squisitamente fantastica. Una sorta di “realismo magico”, forse con un’eco di certa arte giapponese, in cui l’indiscussa abilità tecnica riesce a creare con levità e grazia un affascinante mondo ideale.

Il premio speciale per la sperimentazione è toccato di diritto all’opera di Chiara Cardascia “Scarpe, amore e puro equilibrio”, un prezioso e delicato rilievo del foglio stesso che mostra, bianco su bianco, un elefante in precario equilibrio su una palla che sostiene una precaria costruzione di carte da gioco -una è l’asso di cuori- che a sua volta sostiene precariamente uno stivale. Un lavoro anomalo, che ha più dell’opera d’arte o del pezzo di bravura che non dell’illustrazione propriamente intesa, se non per illustrare così la favola un autore non conformista.

La Giuria ha a disposizione anche un premio speciale per un’illustrazione che possa essere particolarmente adatta a un pubblico infantile, la fascia d’età da 0 a 6 anni, che sia in grado quindi di raccontare da sola una storia. Ci è riuscita secondo i giurati, e con una straordinaria comunicativa, l’incantevole tavola di Enrica Scurati che con poetica semplicità mostra una bimba che osserva gli uccellini fare il nido nella sua scarpina che ha sistemato tra i rami dell’albero. Ben disegnato e ben colorato è davvero un piccolo e completo racconto in pochi centimetri quadrati di carta.

Il premio speciale per l’interpretazione originale del tema proposto non è fra i più facili da assegnare perché, almeno nelle intenzioni, tutti i partecipanti al premio realizzano con la propria tecnica una propria idea che ritengono sia la migliore per rispondere al tema. Quest’anno la Giuria ha deciso di premiare il lavoro di Giovanna Ranaldi in cui l’espressione di umile dedizione così tipicamente canina, magistralmente realizzata e sapientemente valorizzata dall’essenzialità degli altri elementi -la porta, il battiscopa, il pavimento- domina la scena e trasforma in un atto d’amore l’azione del cane che porta la scarpetta alla padroncina.

Last but not least, ultimo ma non per importanza, il premio speciale per l’immagine umoristica è in questa edizione appannaggio di Alessia Amori e della sua stilizzatissima tavola in cui la concretezza fisica del filo rosso che collega le scarpine dei due personaggi -stringa ma anche connessione e, come in questo caso dice meglio il francese, trait d’union– è il protagonista e insieme il messaggio. Con in più l’apprezzabile arguto tocco di classe della famigliola di gufetti che osserva incuriosita.

Fissata la terna della Classifica e individuati i destinatari dei sei Premi speciali, la Giuria ha poi segnalato in modo particolare e con una Menzione d’onore altri tredici elaborati. Si tratta di quei lavori che sono stati oggetto di notevole attenzione e spesso di discussione fra i Giurati durante l’esame di tutte le illustrazioni inviate per questa quindicesima edizione e i cui autori vengono qui elencati nell’ordine in cui sono pervenute alla Segreteria organizzativa.

Anita Hashemi Moghaddam: coraggiosamente giocata con accurate tonalità di grigi, l’illustrazione è quasi una soggettiva dell’ormai ex Cenerentola divenuta regina che dispone su una parete della reggia i quadri, grandi e piccoli, che raccontano la sua storia in scene e dettagli, a intima e personale conclusione della bella favola.

Paola Migliari: già premiata lo scorso anno dalla “Fondazione Esposito”, con questo lavoro l’autrice compendia in una stretta inquadratura da zoom cinematografico la freschezza limpida e pulita di un “primo amore” espressa dai realistici particolari, meticolosamente curati, ai quali aggiunge la leggiadria del magico spiritello che intreccia le stringhe e forse anche i destini dei due ragazzi.

Francesca Romana Pasqualini: l’idea proposta anche da altre illustrazioni della scarpa che diventa nido è qui tradotta con particolare efficacia dalla sapienza nell’uso dei mezzi espressivi. L’armonia dell’insieme, dall’impalpabilità dello sfondo, sia esso il cielo o il tronco d’albero, alla realistica precisione della scarpa sportiva sospesa, alla ricercata e minuziosa eleganza di segno e colore dell’abbraccio dei due colombi, comunica quel rasserenante senso d’attesa che l’annuncio nascosto in tutto ciò che è bello.

Clara Rastelli: premio speciale “Fondazione Esposito” due anni fa, l’autrice con questa bella tavola ci introduce, come aprendo una magica porta, in un mondo fantastico cosi oggettivo e attendibile da sospendere in noi l’incredulità. Eccoci allora spettatori attenti discreti di questo piccolo episodio: in giardino una pioggia improvvisa ha sorpreso all’aperto una coppia di folletti dei fiori, ma c’è un’elegante scarpina, forse sfuggita all’umana proprietaria mentre correva a ripararsi in casa, che può offrire un’adeguata protezione ai due minuscoli protagonisti. Ed è anche galeotta di un innocente scambio di baci.

BiagioForgione: già terzo classificato nella 13° edizione del Premio e Menzione d’onore anche lo scorso anno, la sua illustrazione ci porta oggi in un fantascientifico mondo futuro tecnologicamente avanzatissimo ma dove i sentimenti non sono cambiati. Una tavola affascinante e di assoluta perfezione, realizzata con maestria in ogni suo aspetto, dall’inquadratura della scena al minimo particolare. Ma la perizia tecnica non mette in secondo piano la sensibilità con cui sono resi l’amicizia fra il bambino e il robot e l’amorosa, discreta curiosità dei genitori che gliel’hanno regalato.

Viola Di Pietro: “‘scanzonato” è “chi tratta con sorridente disinvoltura ciò che gli capita e non si cura delle formalità” ed è questa l’immagine che vorrebbero dare di sé e della loro amicizia questi due giovanissimi che poche gocce di pioggia sembrano portare casualmente a star vicini sotto un ombrello. Se non fosse, suggerisce “scanzonatamente” l’autrice con un allegro e ben colorito disegno, che le loro scarpe prendono vita e personalità e senza infingimenti rivelano quello che ancora non osano dirsi i due falsi disinvolti.

Angela Sbandelli: quando ormai i lucchetti resi popolari dai libri di Moccia fra i giovani innamorati avranno fatto il loro tempo, prevede questa vivace e insieme accuratissima illustrazione, le coppie continueranno ad attestare il proprio amore allacciando insieme le proprie scarpe ai lampioni. Al di là della spiritosa trovata, colpisce la capacità dell’autrice che stilizzando il disegno e facendo uso solo di colori piatti e ombre nette riesce rendere così vera l’atmosfera romantica della sera sul lungofiume alberato.

Silvia Vagheggi: un’opera validissima e inconsueta che, avvalendosi con abilità delle caratteristiche della superficie grezza del supporto, realizza uno straordinario trionfo di linee e di tinte che compongono un quadretto affascinante. Geniale è anche la sommaria campitura bianca di sfondo che esalta la solida fisicità della zolla verde che diventa paesaggio, così come la chioma dell’albero dove fiori e foglie e anche la coppia di fidanzatini sono come un unico, elegante arabesco, saldamente sorretto dal fusto accortamente impreziosito, come del resto ogni particolare, dal sottile filo bianco che lo contorna.

Silvia Paggiarin: un’originale illustrazione per la fiaba di Cenerentola che è anche un esercizio di bravura nell’arte del decoupage. I contrasti di colore delle ampie gonne della matrigna e delle sorellastre spiccano sul rarefatto sfondo del pavimento e alle loro spalle la sfumata scenografia in grigio fa da cornice. Ma l’impianto decorativo è vinto dal pungente gioco degli sguardi delle due invidiose, acidamente fissi sul panchetto con la scarpina, che diventa così la co-protagonista dell’impeccabile equilibrio dell’immagine.

Carlo Bassanini: premio speciale per l’interpretazione originale del tema nelle due precedenti edizioni, propone quest’anno una complessa e arabescata xilografia di un albero dall’impostazione araldica che si gonfia e fiorisce di grandi cuori blasonati che sono “campi” di stemmi nobiliari su cui le “figure” sono scarpe, scarpette e stivali d’ogni tipo e forma. Un preziosismo erudito ma anche un ironico ammiccare all’aristocrazia calzaturiera che da oltre due secoli fiorisce sulla Riviera del Brenta.

Katia Abate: presente fra i segnalati dello scorso anno, l’autrice propone con la sua illustrazione una diversa versione della scarpa-nido. Non sono colombi o uccellini gli inquilini della sua elegante calzatura femminile: essendo caduta chissà come e perché in acqua e finita sul fondo, ospita invece, fra alghe e conchiglie, due simpaticissimi pesci, chiaramente intenzionati a metter su famiglia. I colori sono ricercati e dosati con cura e sul tenue sfondo azzurrino la scarpetta e i pesci si stagliano in tuttotondo quasi tridimensionale.

Tullia Clelia Masinari: il segno essenziale e la coloritura intenzionalmente approssimativa con cui sono descritti il negozio di calzature, il banco di vendita e la commessa, sono volutamente esemplari di certo stile grafico di oggi, a contrasto con l’accuratezza con cui è invece compiutamente e solidamente disegnato l’alato amorino, il Cupìdo classico con tanto di arco e faretra, entrato a scegliere un paio di scarpe che evidentemente ha intenzione di usare come nuovo e più efficace sistema per far innamorare, in sostituzione delle sue tradizionali frecce. Il contrasto stilistico che caratterizza l’illustrazione traduce così figurativamente, con colta consapevolezza, l’ironica riflessione sul mutare dei tempi.

Raffaello D’Accolti: questa illustrazione è costruita con raro equilibrio da un insieme di elementi disparati ma tutti gradevolissimi, assemblati con una non-logica che affascina e intriga. Riesce così a catturare l’attenzione di chi guarda e a condurla dall’una all’altra delle figure, sempre stilizzate con un’essenzialità e un gusto coloristico non comuni, pur non risultando mai statiche. Tutti i personaggi, infatti, sembrano colti nel pieno di un’azione, quasi che i loro movimenti siano stati bloccati per un attimo per poterli fissare sulla tavola.

Dalle oltre duecentocinquanta illustrazioni presentate quest’anno al Premio, oltre a quelle premiate e alle segnalate con Menzione d’onore, la Giuria ha scelto anche altri venti lavori che ha ritenuto meritevoli di essere inseriti nel presente Catalogo ed esposte al pubblico nella consueta Mostra conclusiva. Si tratta di opere che hanno ricevuto una o più segnalazioni durante le operazioni di valutazione da parte della Commissione giudicatrice.

Anche questo elenco segue l’ordine in cui il materiale è pervenuto alla Segreteria organizzativa.

Jarka Prasek: i colori caldi e la massiccia solidità delle figure imparentano questo lavoro a certi indirizzi della pittura naive, con alcuni tocchi ironici negli animali: lo sguardo mesto del cane, il gatto nello stivale e l’amorosa coppia di uccellini oltre la finestra.

Nicoletta Mignone: hanno invece qualcosa dell’energia dei fauves il tramonto e il paesaggio sotto lo spericolato volo della scarpa alata, che stampa sul volto di lei una famigliare espressione da “montagne russe”.

Sanaz Shafaghi: è forse una scacchiera il piano su cui è posata la preziosa scarpetta della principessina, minacciosamente assediata da anonime scarpe di varia provenienza, ma come in ogni favola il lieto fine è già in cammino.

Cinzia Praticelli: il fascino di Venezia e il trascolorare dei suoi tramonti che fanno d’oro palazzi e ponti lungo i canali incanta tutti gli innamorati; anche quelli di uno sconosciuto mondo minimo, come ci racconta il dolce andare di queste straordinarie scarpe-gondole.

Luciano Luccarini: Menzione d’onore lo scorso anno, Luccarini torna con uno dei bei disegni ben colorati, semplici e immediati come le illustrazioni di quando i libri per bambini non c’era bisogno di leggerli prima “per vedere se vanno bene”. Anche se  questa olandesina che lascia gli zoccoli per le scarpine col tacco a spillo non è più -ahinoi- quella di “Pattini d’argento”!

Federica Mazzù: non è una cattiva idea quella di usare un calzino come esca per farsi un ricco guardaroba di calzature, ma il problema è che capita di pescare scarponi, stivali fuori misura, pantofole da nonni. Ma basta avere tempo e pazienza e un mare come questo a disposizione.

Franca Fusaro: li abbiamo fatti tutti i nostri primi passi così, ma questa bimba ha a disposizione non solo la sicurezza del papà e dei suoi stivaloni in cui sta il fido orsacchiotto,  ma anche un bel territorio da esplorare con campi, alberi, acqua, sabbia e perfino il sole e la luna e le stelle e la musica del vento, tutti insieme per accompagnarla.

Piero Sandano: anche lui Menzione d’onore lo scorso anno, ci propone la Venere di Milo, il canone della bellezza femminile classica, che nonostante il suo primato non ha saputo resistere a un paio di scarpine rosse. E le vuole anche belle lustre in questa spiritosa illustrazione in cui l’arguzia dell’idea si arricchisce della simpatia per l’espressivo disegno dei personaggi che, tutti eccetto il sereno lustrascarpe ma compreso il cane, hanno lo sguardo più appropriato per l’assurdo della situazione.

Clara Maffei: un articolato e ricercato collage incorniciato da dentellature a pizzo come le immaginette dell’Ottocento mette in scena come uno spettacolo un’esotica suonatrice di scarpa. Dalla stringa allacciata l’archetto trae suoni e armonie cosi preziose che diventano stelle. La capretta è una piccola meraviglia in questo prodigio di finezze.

Sara Tassan Mazzocco: potrebbe illustrare la favola di un moderno Esopo o Fedro questo muto dialogo fra l’asinello paziente, che ne ha già viste tante da quando è al mondo, e l’oca che s’è inerpicata sugli zatteroni. Ma no, non l’ha fatto per seguire la moda come solitamente è costume delle oche, ma per potersi portare all’altezza del suo amico che infatti le sta offrendo un fiore!

Barbara Civilini: la tecnica della silhouette consiste nel rappresentare un oggetto o una persona attraverso il suo contorno. Era un gioco che si faceva la sera in famiglia o fra amici nei secoli passati, quando ancora non c’era la TV. E che poi, a differenza della TV, si sviluppò fino a diventare un’arte che raggiunse il massimo della popolarità nell’Ottocento. Questo sfoggio di cultura per dare il giusto peso al piccolo capolavoro di Barbara, che nella sua aggraziata silhouette di un paio di scarpine rosse ha anche ritagliato una favola con il drago, il cavaliere, il castello, la casetta e nei tacchi le fiamme pericolose e lassù in alto il cuore che dà senso a ogni storia.

Sandra Ronca: chi ha un gatto in casa sa che le cose stanno proprio come in questo malizioso quadretto. Geloso com’è potrebbe davvero sfidare le scarpe della signora di casa per provare d’essere lui il più bello, il più elegante, il più flessuoso, il più amato… Ma attento, micio: le sue scarpe nuove potrebbero essere per lei molto più di te in tutto questo… almeno fino all’acquisto del prossimo paio!

Eleonora Domenici: è un’istantanea scattata a un ritorno… o forse a una partenza. C’è comunque una valigia, un ticket usato (del treno se è un ritorno, dell’autobus o del tram o della metropolitana se è una partenza), un marciapiede, le scarpe di lui, gli stivaletti di lei e le farfalle… le farfalle che lasciano il disegno sulla gonna di lei e volano via leggere (intorno a loro se è un ritorno, lontano lontano se è una partenza).

Debora Ballario: una strada, una scala per salire in casa e un ragazzo che mangia il suo panino. A fargli compagnia due uccellini che becchettano le briciole che lascia cadere per loro. Uno però, che dopo il pane vuole il companatico, ha scambiato una stringa slacciata per un gustoso lombrico… o che stia diventando davvero un lombrico quella stringa? Guardate lo sguardo seccatissimo di quei due piccoli occhi, là dove il capo della stringa bianca sta diventando rosa!

Cinzia Atena: in tante illustrazioni il tema Scarpe, amore e… è collegato ai pennuti più strani, protagonisti delle più strane vicende! Ecco qui questi uccellotti di Cinzia, tutti occhioni e becco ma ben calzati con scarpette e stivaletti. Sono evidentemente in piena fase di corteggiamento, ma il fiore che lui offre  lei… be’, è certo un omaggio gentile ma è anche un invito molto esplicito: “La mettiamo su una famigliola con quattro piccoli rampolli? Guarda, ti ho già preparato le loro scarpine!”

Roberta Lucarini: nei cieli della fantasia gli illustratori sanno far volare gli apparecchi più improbabili e così anche questa vecchia scarpa, che forse un tempo è stata la casa della vecchina della filastrocca, ora è diventata un velivolo padrone dell’aria. Ci si può affidare con spensierata serenità perché nonostante i rappezzi, le toppe, i rammendi, le aggiustature, gli abbellimenti e le decorazioni non potrà mai cadere: è fatta della sostanza di cui son fatti i sogni.

Pamela Randon: la luna è amica dei bambini e spesso esaudisce anche i loro desideri più impegnativi. “Vorresti camminare fin quassù per venire a trovarmi? La strada è lunga, chissà quante scarpe dovresti consumare… Che ne dici di volare da me salendo come un aquilone? Ah, hai già preparato un milione di scarpe per il viaggio? Peccato, se voli non ti servono più… anzi, no: legale dietro a te come la coda dell’aquilone, lunga che arrivi fin laggiù da dove sei partita! Eccoti, finalmente! Guarda, ho un regalo per te: ti piacciono queste scarpine rosa?”

Teresa Alberini: due innamorati stesi nell’erba a naso in su a guardare le stelle… questa notte però in cielo brillano costellazioni di scarpe. Forse per incamminarsi sulla Via Lattea? Ci sono anche tante scarpe cadenti e per ognuna bisogna esprimere un desiderio… magari che cada anche l’altra uguale, per completare il paio.

Rossana Castellino: è tutto un gioco di azzurri questa illustrazione, ma le scarpe offerte come pegno d’amore sono ancora una volta di un rosso squillante. La bella sirenetta è  chiaramente perplessa: sarà perché non ha i piedi da infilarci o perché, come sempre quando a sceglierle è un uomo, sono scarpe troppo vistose che lei non le metterebbe mai?

Maddalena Cauraro: ancora una volta ecco degli uccelli che hanno fatto il nido in una calzatura. Non è una scarpa però, ma una calda pantofola. Tanto più che i pennuti qui potrebbero essere due cicogne e allora la pantofola potrebbe evocare intimità familiari, atmosfere casalinghe, mamme che si alzano in pianelle nel cuore della notte per allattare o padri che si trascinano ciabattando al buio per raccattare ciucci o portare bicchieri d’acqua. Ma il disegno giustamente ignora tutto questo, nell’elegante nitore del tronco sfumato, con sobri tocchi di colore per qualche fogliolina e la paglia del nido e con la moderata decorazione sulla calda tonalità rossa della pantofola.

Seguono poi nel Catalogo gli altri lavori esposti nella Mostra, presentati dal CEOD del Centro “Stella Polare” Ulls 13 di Mirano e del CEOD “Alice” di Padova.

A conclusione di questa quindicesima edizione del Premio internazionale di illustrazione per l’infanzia “Scarpetta d’oro”, che proseguirà come sempre con l’abbinamento al Concorso per le scuole “Fiabe, scarpe, parole”, è già tempo di guardare alla prossima.

Per il 2011 il tema proposto agli illustratori, che verrà diffuso dalla Segreteria organizzativa con il Bando della sedicesima edizione, contenente anche il regolamento del Premio, sarà: Scarpe su misura.

Al solito si tratta di un tema molto aperto, che offre ampia libertà di interpretazione. La creatività di chi vorrà partecipare potrà infatti facilmente attenersi al senso letterale del titolo, proponendo i più fantasiosi abbinamenti fra calzature e personaggi reali o immaginari, viventi o di ogni epoca. Ma il termine “misura” ha una vasta gamma di significati: misura come unità di misurazione, misura come taglia, misura come giusto limite, misura come criterio di valutazione, misura come provvedimento necessario, misura nella metrica, nella musica, nel comportarsi, misura della vista, del tempo, ecc.. Tanti sono anche i modi di dire: la misura è colma, a misura d’uomo, usare due pesi e due misure, prendere le misure, tagliato su misura, senza misura ecc.

Buon lavoro, quindi, agli amici illustratori.

Buon lavoro anche  agli studenti delle scuole elementari e medie delle province di Padova e Venezia e di tutta la regione Veneto i cui insegnanti hanno scelto di partecipare al Concorso “Fiabe, scarpe, parole” e che dovranno quindi creare una storia o una favola prendendo spunto dalla bella tavola di Marta Monelli, prima classificata nell’edizione di quest’anno del Premio “Scarpetta d’oro”. La più bella, secondo il giudizio di una competente Giuria, verrà premiata e inviata all’illustratrice perché la corredi di altre immagini in vista della successiva pubblicazione in volume.

Guido Clericetti

Scrittore, autore e disegnatore

Presidente Commissione giudicatrice