Home 5 Edizione 2009 5 Illustrazioni d’autore – 14° edizione | Scarpe da favola 5 Relazione del Presidente di Giuria, Guido Clericetti, a Scarpetta d’Oro 2009

Relazione del Presidente di Giuria, Guido Clericetti, a Scarpetta d’Oro 2009

Scarpetta d’Oro “Scarpe da favola”

Edizione nr. 14

SCARPETTA D’ORO 2009

Eccoci anche quest’anno al nuovo Catalogo e alla consueta presentazione delle opere più significative pervenute all’ultima edizione del Premio Internazionale di Illustrazione per l’infanzia “Scarpetta d’oro”.

Quella del 2009 è già la quattordicesima edizione e l’ampia gamma di interpretazioni che il tema proposto dal bando, “Scarpe da favola”, offriva agli Illustratori ha avuto come esito la partecipazione di oltre 200 concorrenti. Per la maggior parte si tratta di autori italiani, ma non sono mancate opere di artisti stranieri, soprattutto europei. Del resto proponendo questo titolo, il bando stampato e diffuso lo scorso anno dal Politecnico Calzaturiero faceva esplicito riferimento, a proposito di “favola”, anche all’immenso patrimonio favolistico d’Europa.

È proprio questo delle favole classiche il soggetto maggiormente frequentato dagli Illustratori, pur nelle più varie e fantasiose interpretazioni collegate alle scarpe. Le quali scarpe -ed è stato davvero sorprendente rendersene conto passando in rassegna uno dopo l’altro tutti gli elaborati nel corso della seduta di valutazione della Giuria- sono così spesso presenti nei loro diversi aspetti nelle fiabe più note: dalla scarpina di cristallo di Cenerentola a quelle degli gnomi che le fabbricano di notte per il calzolaio povero dei fratelli Grimm; dalle “scarpette rosse” che la bambina di Andersen non riusciva più a togliersi ai velocissimi stivali delle Sette Leghe dell’orco di Pollicino o a quelli eleganti del furbo Gatto, gli uni e gli altri inventati da Perrault; dalla scarpa gigante dove abita con tanti bambini la vecchia signora della filastrocca inglese alle scarpe rotte della nostra filastrocca della Befana che vien di notte e lava gli zoccoli alla fontana…

Ma il tema volutamente tanto ampio, aperto quindi alla più libera creatività, è stato anche lo spunto per chi ha invece preferito inventare fantasiose illustrazioni che suggerissero nuove possibili fiabe da immaginare, di cui scarpe d’ogni forma e stile possano essere le protagoniste. Come c’è stato chi ha voluto puntare esplicitamente a esaltare, con una giusta ammirazione, le calzature prodotte in questo territorio della Riviera del Brenta e che da qui partono per raggiungere il mondo.

Ancora una volta, quindi, una scelta non facile per la Giuria, anche per l’alto livello di realizzazione tecnica della maggior parte delle opere e per la notevole ricchezza di invenzione di moltissime tavole. Il pur ampio ventaglio di premi da assegnare ha imposto una necessaria anche se spesso dibattuta selezione che ha determinato all’unanimità la classifica conclusiva di questa quattordicesima edizione del Premio.

Come sempre i criteri decisivi per l’individuazione vincitrice sono stati quelli che emergono dalla formula originale di questo Premio: deve trattarsi di un’opera che possa poi permettere ai ragazzi delle scuole elementari che partecipano al Concorso “Fiabe, scarpe, parole”, che integra il Premio “Scarpetta d’Oro”, di immaginare e scrivere, pur con assoluta libertà, una nuova storia che sia suggerita alla loro fantasia dall’illustrazione proposta; ma dell’opera vanno anche valutati tecnicamente lo stile e la personalità grafica del disegnatore, tenendo presente che poi, avvenuta la scelta da parte della Giuria letteraria della più bella “nuova favola” scritta dai ragazzi, dovranno seguire, dalla stessa riconoscibile “mano” vincitrice del Premio, le altre tavole per il libro che verrà pubblicato, come ogni anno, nella collana a cura dell’ACRIB e del Politecnico Calzaturiero.

Alla luce di queste indicazioni, dopo un serrato e motivato confronto, la Giuria ha quindi deciso all’unanimità di assegnare il Primo Premio del Premio Internazionale di Illustrazione per l’infanzia “Scarpetta d’oro 2009” al lavoro di Silvia Serreli, che illustra con semplicità e delicato umorismo la visita a un originale quanto credibile Museo in cui sono esposte le calzature dei protagonisti delle più note favole della nostra cultura. Una tavola, realizzata con colori acrilici e pastelli, che rende con immediatezza e calore l’intimità raccolta di certe sale museali e, insieme, lo stupore e l’entusiasmo dei piccoli visitatori e l’interesse dell’accompagnatrice -forse la nonna?- in primo piano, l’apprezzamento compiaciuto dell’intellettuale dietro di loro e la classica rassegnata consuetudine di chi convive con queste meraviglie del guardiano sullo sfondo. Un piccolo capolavoro di cui molti di noi e -ci auguriamo- anche i ragazzi a cui verrà proposta la tavola perché ne facciano il momento di una storia, vorremo essere o essere stati i protagonisti.

Davvero suggestivo e “magico” l’angolo di vecchia città che Iacopo Allodi ha rappresentato nella sua illustrazione che ha meritatamente guadagnato il Secondo Premio. L’immagine è ben valorizzata dalla computer grafica, così che il contrasto tra il fascino goticheggiante degli antichi e cupi edifici e la secca nettezza della tecnica moderna le aggiunge un ulteriore fascino. Ma un’attenta lettura dell’immagine che ci fa anche scoprire il raffinato gioco proposto dall’autore: la grande pozzanghera in cui si specchia la scena riflette non il mondo della realtà ma quello delle favole: l’automobile d’epoca diventa zucca-carrozza di Cenerentola, i calzolai sono i folletti della favola, il signore con la tuba è il Principe con la scarpina di cristallo, le scarpette rosse della bimba sono quelle “scarpette rosse”, il leone che prima era l’orco spaventa il Gatto con gli stivali… O forse tutto questo è soltanto la visione fantasiosa che ne ha quel bimbetto vestito alla marinara che osserva dall’estremità destra del disegno.

Il Terzo Premio va alla bella tavola proposta da Fabian Negrin, una sorta di realismo magico alla Magritte in cui l’attimo è colto e sospeso, bloccato per sempre pur continuando a comunicare tutta l’energia e la leggerezza di una corsa velocissima in cui le scarpe sono lepri vive e scattanti che non si stancano mai. L’invenzione fiabesca è vista dall’autore nella serena normalità di un paesaggio mediterraneo e il tutto è reso credibile dal suo sapiente uso di acquerelli e matite colorate.     Un’immagine originalissima, certo, che ha però anche la forza di richiamare alla memoria il sapore incerto di storie che abbiamo ormai dimenticato.

A questi tre Primi classificati seguono, come d’uso, i cinque Premi Speciali che sono a disposizione della Giuria per sottolineare l’eccellenza di altri lavori particolarmente notevoli, di cui vengono evidenziate le caratteristiche salienti.

Con il Premio Speciale per la Qualità Tecnica è si è voluta segnalare la preziosa e raffinata tavola inviata quest’anno da Andrea Andolina, già pluripremiato nelle scorse edizioni. Quattro fantastici personaggi, umani e non, colti in un loro elegante muoversi quasi in una danza sullo sfondo di un bosco incantato: un’immagine che pare quasi ambientata nei favolosi mondi del “Flauto magico” o del “Sogno d’una notte di mezza estate” e che un perfetto quanto minuziosamente accurato uso di china e acquerelli rende davvero un piccolo gioiello.

Luisa Gialma è stato assegnato il Premio Speciale per la Sperimentazione, intendendo così evidenziare il suo inconsueto quanto appropriato uso di un materiale, il legno, in intelligente sintonia con il soggetto stesso della tavola che ha accuratamente realizzato. Qui una possibile ed esotica favola di scarpe, che potrebbe essere africana, viene efficacemente “radicata” in una cultura diversa e lontana il cui rapporto quasi simbiotico con la terra e la forza segreta della foresta, realizzato con collage e matite colorate, è suggestivamente e realisticamente “incorniciato” da e nel supporto scelto per illustrarla.

La buffa e inconsueta Scarpa-Arca di Noè di Odette Sacco Sonador ha facilmente ottenuto il Premio Speciale per la Fascia d’età da 0 a 6 anni per l’allegria e l’elegante vivacità dell’elaborato che ne fa un delizioso quadretto che, appeso sopra il suo letto, farebbe sicuramente felice ogni bambino. Ma in più l’attenta cura dei particolari, le spiritose e ben definite caratterizzazioni e la fiabesca decorazione che incornicia minutamente il soggetto mettono in luce l’abilità tecnica e la grazia divertita con cui l’autrice, già presente con un buon lavoro nella scorsa edizione, si è impegnata per comunicare a chi lo guarda il piacere con cui via via lo realizzava.

Il premio Speciale per l’Interpretazione Originale del tema è stato conferito anche quest’anno, come già per l’edizione scorsa, a Carlo Bassanini. In questa sua squisita ed equilibratissima tavola del ‘coltivatore di alberi da scarpe’ la grande maestria tecnica dell’autore esalta, attraverso la sintetica eleganza del segno, la precisione dell’inquadratura e le studiate tonalità dei colori, la delicata poesia dell’immagine. È così che dalla concreta fisicità del materiale pittorico utilizzato, che sono gesso, acrilico, collage e matita, la sensibilità dell’artista riesce a distillare un piccolo capolavoro che incanta e fa sognare.

Infine il Premio Speciale della Giuria per l’Immagine Umoristica è stato vinto dal divertente lavoro di Lilia Migliorisi, che aveva ottenuto l’anno passato la Menzione d’Onore. Per il nuovo tema ha ambientato nella savana africana la spiritosa ostentazione di un paio di scarpette nuove che un’enorme elefantessa sta facendo agli altri animali. L’ottima riuscita della gag è ottenuta anche giocando abilmente sul notevole “peso” che una studiata stesura del colore e l’ostentata postura caricaturale riescono a dare alla vanitosa protagonista e alla sua esibizione, ben sottolineata dalle occhiate perplesse dei simpatici astanti che prudentemente non osano fare commenti.

Come sempre il Premio Speciale della Fondazione Esposito è stato assegnato a un’opera scelta autonomamente dal diretto responsabile della Fondazione. Vincitrice di quest’anno è la tavola presentata da Paola Migliari: sotto gli occhi sgranati di un gufo il famelico lupo di Cappuccetto Rosso si ferma ad ammirare golosamente le scarpine della furba bambina che intanto, tranquilla, si dirige verso casa della nonnina. Semplice ed efficace nella sua forza comunicativa, il lavoro è estremamente accurato e il suo messaggio si colloca immediatamente nell’immaginario da sempre evocato da questa famosissima favola.

Accanto ai lavori dei primi tre classificati in questa quattordicesima edizione della “Scarpetta d’Oro” e a quelli ai quali ha assegnato i vari Premi Speciali per particolari caratteristiche previsti dal Regolamento, la Giuria del Premio Internazionale di Illustrazione per l’Infanzia ha individuato anche quest’anno alcune opere che ritiene meritevoli di una Menzione d’Onore. Si tratta di ben sedici elaborati che nel corso delle selezioni hanno ricevuto un congruo numero di voti pur non riuscendo a raggiungere i riconoscimenti maggiori: l’elencazione dei loro autori, unitamente a una breve analisi delle opere, seguirà ora l’ordine in cui esse sono pervenute alla Segreteria del Premio.

–       Luciano Luccarini: ecco un momento poco noto della classica favola del Gatto con gli Stivali, poiché Perrault si è scordato di raccontarlo. Con qualche rassomiglianza con il Tom dei cartoon di Hanna e Barbera, l’intraprendente felino sta qui scegliendo il paio di calzature più confacente ai suoi gusti tiranneggiando, al modo di certe esigenti clienti, il povero commesso. Una tavola, questa, che è ovviamente stata in lizza per il Premio Speciale per l’Immagine Umoristica.

–       Sergio Asteriti: fra il gioco e l’incubo questa battaglia con un feroce epigono del Mostro di Lochness a bordo di una scialuppa-scarpa che sfida le onde agitate. E forse è stato proprio il più intrepido dei giovani protagonisti, quello che si protende sopra gli altri a sfidare il gran serpente agitando la riga da disegno e impugnando due matite, l’incauto che ha disegnato il Mostro acquatico. Che sia un autoritratto di quand’era scolaro dell’autore della tavola?

–       Biagio Forgione: Terzo Premio nell’edizione dell’anno scorso che aveva come tema “L’Europa in cammino”, l’autore ora propone in un paesaggio medievaleggiante di un lontano futuro la versione fantascientifica del più tradizionale antagonismo animale, quello fra cane e gatto. Ma qui i cani inseguitori sono dei veri e propri robot, mentre il baffuto gatto tranquillamente in fuga è proprio lui, il vecchio Gatto con gli Stivali, con le sue classiche calzature qui attualizzate a razzo. Niente da fare dunque, anche fra tanti e tanti domani, contro la sua antica astuzia.

–       Patrizia Muzzin: grazia, stile e umorismo in questa giocosa riproposizione di una Cenerentola che, finito l’incantesimo della Fata madrina è ritornata quella di sempre, come la zucca e i topini. Ma se fuggendo all’ultimo momento ha perduto sulle scale del palazzo del Principe una scarpina, ha conservato l’altra che ora l’incanta con la sua sofisticata eleganza. Esaltano la spiritosa invenzione alcuni particolari: la vivace deformazione anatomica della gamba, la sorridente bocca aperta e il disordine dei bei capelli rossi.

–       Dario Scaramuzza: la calda materia dei pastelli aggiunge un sapore tutto particolare a questo sognante paesaggio, dove gli alberi sono scarpe che crescono e mettono rami e foglie. Il piccolo personaggio protagonista, forse uno gnomo, forse un giardiniere, è una sorta di Johnny Semedimela di questa curiosa piantagione e probabilmente interverrà con la sua scure, al momento opportuno, per sfrondare e sradicare le scarpe ormai “mature”.

–       Sarah Khoury: forse la Giuria avrebbe dovuto dedicare più attenzione a questo deliziosa tavola dell’illustratrice dove poesia e padronanza tecnica mettono in scena con pochi elementi una possibile storia che meriterebbe di essere inventata da un grande autore. Lo stupore della bimba e l’immediatezza con cui l’essere misterioso (terra? acqua? natura?) tenta di ghermire la scarpetta, valorizzati da un felice uso del colore, catturano l’attenzione e riescono a creare in chi guarda l’attesa che l’attimo fermato dall’artista possa animarsi e la favola continuare…

–       Francesca Modolo: parrebbe esserci un non tanto nascosto riferimento alla realtà dei nostri giorni in questo energumeno (con in tasca coltello, cucchiaio e forchetta perché lui è uno che da mangiare ce l’ha) che respinge in mare le due stracariche scarpe-boat people. Ma a una più attenta lettura l’interpretazione della tavola si complica: gli strani “clandestini” allontanati sono tutti personaggi fantastici, protagonisti e comprimari di fiabe, racconti e storie ben note. E c’è di più: una scarpa ospita solo i cattivi e l’altra soltanto i buoni delle favole e dei libri per ragazzi. E allora? Chi è allora che li caccia? Che sia l’adulto che è in noi quando ottusamente rifiuta la fantasia di queste “bambinate”?

–       Debora Ballario: rifacendosi al modo di dire “di seconda mano” l’autrice propone questo originale negozio che vende calzature “di secondo piede” e che mette in vetrina scarpe, stivali, babbucce e zoccoli usati, appartenuti ai più noti personaggi di fiabe e favole. Si trova all’angolo di una via un po’ inquietante e, stranamente, è aperto anche a tarda sera. C’è anche il Lupo, che osserva il lembo della mantellina di Cappuccetto Rosso che si allontana scalza, mentre la vecchia proprietaria espone in vetrina, accanto alle altre, i suoi stivaletti: il suo ultimo acquisto. D’effetto l’inconsueta inquadratura così come la sapiente scelta dei colori con cui viene resa la magica atmosfera della scena.

–       Piero Sandano: il classico castello in cui è imprigionata la bella è, questa volta, una solida e turrita costruzione a forma di scarpa, addirittura isolata in un lago. Ma come sempre nelle favole gli ostacoli più imprevedibili nulla possono contro la forza dell’amore ed è certo che il coraggioso cavaliere, pur incapsulato nell’ermetico guscio della sua armatura, riuscirà a salire fin lassù arrampicandosi sulla bionda treccia che la damigella gli ha calato. A meno che, trascinata dal peso di tanta ferraglia, non sia la bella a volar giù dalla torre fra le braccia, scomode ma accoglienti, del suo salvatore. Il tutto raccontato dall’autore, già presente nel Catalogo dello scorso anno, con una bella tavola, accurata nella prospettiva, attenta ai particolari e colorata con rara finezza.

–       Elena Casiglio: come nella tavola che ha meritato il Primo Premio anche qui l’ambiente è quello di un Museo in cui sono esposte le riconoscibili calzature dei protagonisti delle favole più conosciute. Qui però, davanti a vetrinette che ricordano un acquario, il pubblico dei visitatori è rappresentato da animali d’ogni tipo, venuti forse a far conoscere ai loro piccoli storie e avventure di cui essi furono a suo tempo i protagonisti. Oppure anche a prepararli per quando, da grandi, saranno loro ad essere coinvolti in quelle stesse vicende che si rinnovano e rinnoveranno per ogni nuova generazione.

–       Tullia Clelia Masinari: chi sarà mai quella ragazza che si intravede dall’unica finestra illuminata di questa buia e opprimente città? E perché è cosi disperatamente abbracciata a quel paio di stivaletti rossi? E che significa lo strano accenno di labirinto in primo piano, così simile al logo di qualche banca? O è un riferimento al logo del Politecnico Calzaturiero? Misteriose allusioni da interpretare, segnali oscuri e indecifrabili che concorrono ad arricchire di suggestione questa tavola così abilmente risolta graficamente, impreziosita dal cupo gioco di chiaroscuri che intensifica il pathos dell’indistinta figura accasciata nel piccolo rettangolo di luce.

–       Rossana Berretta: già segnalata con una Menzione d’Onore nell’edizione passata, l’autrice costruisce due enormi agglomerati di edifici che formano due enormi stivali-città. In primo piano una donna, poco più che una bambina, in vesti lacere e in parte scalza, stringe fra le braccia un piccino. Una fantasiosa ed espressiva allegoria tutta da interpretare, ma che sembrerebbe comunicare con immediatezza un’esclusione: c’è una meta non irraggiungibile ma c’è anche chi fino ad essa non riuscirà mai ad arrivare.

–       Daria Palotti: una tavola rarefatta e dura, una scena che evoca il rigido puritanesimo della “Lettera scarlatta”. La comunità ottusamente bigotta e disumana nella sua rigorosa rinuncia al colore, non può accettare chi ha scelto la libertà di un paio di scarpe rosse e la ripudia. I benpensanti che hanno rinunciato a pensare, i moralisti che non sanno cos’è la morale, i giudici che hanno soltanto una loro idea di giustizia non possono tollerare non tanto lo scandalo di un paio di scarpe rosse, ma che ci sia chi non si adegua e non rinuncia al suo io, un piccolo trattato di democrazia nei non molti centimetri quadrati di un disegno.

–       Marco Ferrelli: ancora Cappuccetto Rosso, forse il più citato fra i personaggi delle fiabe classiche a cui si sono ispirati quest’anno molti autori per interpretare il tema proposto “Scarpe da favola”. Ma questo è un Cappuccetto Rosso diverso, che fa da spalla al Lupo, vero protagonista della gag: non il solito spaventoso Lupo cattivo e ingannatore che farà una brutta fine, ma un buffo ladruncolo che si accontenta di porta via le scarpe alla bimba e se ne scappa felice nel bosco, lasciando la bambina a piedi scalzi ma in grado di raggiungere astutamente la casa della nonnina senza alcun problema.

 

Tutte le opere fin qui presentate e commentate verranno esposte, come ogni anno, nella Mostra allestita in una sede prestigiosa e inaugurata in occasione della premiazione dei vincitori e della presentazione di questo Catalogo. Come già in passato la Mostra resterà poi aperta per le visite delle scolaresche e degli appassionati, che potranno così anche godersi la bellezza di qualche antica villa veneta, una dette tante che sono patrimonio storico-artistico della Riviera del Brenta.

Desiderando dar conto dell’alto livello della maggior parte delle opere pervenute a questa quattordicesima edizione del Premio “Scarpetta d’oro”, la Giuria ha quindi ritenuto di arricchire la Mostra e il presente Catalogo con una ventina di altri lavori di particolare risalto, scelti fra quelli che più hanno interessato o colpito i singoli Giurati, pur senza ottenere nella votazione collettiva risultati di rilievo. Anche in questo caso si è scelto di elencarli e commentarli nell’ordine con cui sono pervenuti alla Segreteria Organizzativa.

Carlotta Giora ha abilmente saputo impostare la sua tavola su un intenso rosso che si stacca dal fondo scuro, contrastandolo con efficaci silhouettes lasciate in bianco di ottima fattura, ottenendo così un risultato pittorico assolutamente originale. Il delicato umorismo surreale di Samantha Ceccobelli propone un lavoro ricco di preziosismi, dal caldo bronzo della statua e del gambale che si stacca dal fondale azzurro del cielo e dei palazzi al realistico volo dell’uccello rosso all’espressione umanissima del guerriero derubato. Minuzioso e fitto di argute notazioni il calzolaio dell’acquerello di Danilo Regondi, aiutato da luminosi folletti nel suo lavoro: nel contesto della favola dei fratelli Grimm l’aggiunta che le scarpe sono anch’esse del mondo delle favole, fatte su misura per i protagonisti delle fiabe più note. Suggestivamente inquietante la scena realizzata con gessetti colorati da Matteo Gubellini, con l’ombra del piccolo lettore di storie di draghi che ne rivela poeticamente la segreta ingenua aspirazione, che è però così vera che il suo cagnolino l’avverte. Il tema proposto “Scarpe da favola” si è trasformato in “carpe in tavola” nella complessa e colorata invenzione di Mariateresa Damele, i cui protagonisti: la bimba, il gatto, i topi, i pesci e perfino il lombrico dell’esca, sono fermati nel momento clou di una storia stravagante. Inconsueto bucato quello che ci presenta Francesca Dal Santo, sia per l’acrobatica inquadratura sia per quanto viene steso ad asciugare: anche qui sono, in risposta al tema proposto, le calzature dei personaggi delle fiabe, dai calzerotti dei sette nani alle scarpine di Pollicino, ma a queste il piccolo lavandaio aggiunge le sue normalissime “strapp”. Paola Formica ci fa partecipi, con la sua tavola, dell’entusiasmo con cui un simpatico e ingombrante dragone rosso sta cercando il paio di scarpe più adatto alla sua mole e alla sua personalità. Ovviamente non in un negozio di calzature qualunque ma in quello, come mostrano i quadri alla parete, frequentato dai Vip delle favole. Tutt’altra atmosfera nel lavoro inviato da Morena Marchesi, ma anche qui emerge, nella calda luminosità di un languido tramonto, la trovata umoristica: guardata rabbiosamente o con stupore dagli altri alberi del bosco una bella pianta (evidentemente donna) grazie a un elegante scarponcino con tacco a spillo può staccarsi dall’immobilismo della folla e si avvia sorridente verso un futuro felice, fin d’ora incoronata da un ricco tripudio di frutti. Punta su uno stupito primissimo piano del suo personaggio Michela Caputo e, mentre lascia sullo sfondo il vecchio calzolaio addormentato fra le sue creazioni, gli fa scoprire la magia racchiusa nel tacco di cristallo di una elegante scarpa femminile. E si potrebbe forse forzare l’interpretazione della tavola fino a farle dire che solo così si può spiegare la perfezione di questi piccoli capolavori. E’ il fascino di una tecnica insolita che colpisce nell’illustrazione che Silvia Palella ha magistralmente realizzato con un’incisione su linoleum stampata su carta con colori ad olio: ne risulta un delicato arabesco di fiori che incornicia un Pinocchio più spaventapasseri che burattino, di notevole effetto. Valentina Buffa sceglie gli allegri colori che più piacciono ai bambini per le casette del suo paesaggio, ma attenzione: la casa che sembra affacciarsi nell’inquadratura sta in realtà avanzando a lunghi passi su due solide estremità calzate con scarpe da tennis e sulla sommità del tetto ha un piccolo pilota che la guida verso l’avventura della fantasia. Un mondo di Gatti con gli Stivali è quello che ci racconta la tavola di Lucia Gaia Manfrè, dove però un gatto non allineato ha deciso di andare contro corrente e, abbandonate le ormai inflazionate calzature, si è allontanato lasciando dietro di sé la misteriosa traccia di normalissime, ma in questo contesto inconsuete, impronte feline. Il variopinto e minuzioso acquarello di Giusy Alacqua è dedicato ai quattro famosi suonatori di Brema che in realtà a Brema non ci arrivarono mai. Eccoli in viaggio insieme, con le scarpe ai piedi e la gioia nel cuore: hanno lasciato  dietro di sé guai e delusioni e vanno incontro al futuro cantando e suonando, perché ormai sono una compagnia e nessuno di loro è più solo. Fiori tra i fiori, i teneri bimbi di Sara Mazzini scoprono con affascinata meraviglia la scarpina perduta da un folletto o forse hanno trovato, nascosto nel folto della siepe, il fiore magico dove nascono queste delicate calzature. Dai calzari alati che gli ha messo ai piedi pare proprio che Marta Monelli abbia voluto far fare una figuraccia a Ermes o Mercurio, il leggendario messaggero degli dei greci e romani, che qui è inciampato come un comune mortale schiantandosi rovinosamente per terra. A meno che sia l’attrazione lunare che gli sta giocando un brutto scherzo, richiamando a sé i piedi alati che così si trascinano dietro anche tutto il pesante corporeo resto del dio. Con uno studiato e ben riuscito gioco grafico di grandissimo gusto Elisa Bellotti ha stilizzato e sintetizzato in forma di eleganti calzature due fra le più note favole del grande Charles Perrault: Cenerentola e il Gatto con gli stivali, riuscendo a raccontarne visivamente tutti i momenti e gli elementi salienti. Da cartone animato la vivacissima scena realizzata con segno netto e preciso e abilissima coloritura da Katia Abate, con la principessina in fuga sull’asino che schizza appena in tempo oltre il cancello che si chiude, lasciandosi dietro una scia di scarpe dalla bisaccia strappata. L’illustrazione di Alessandro Barison ha la forza di un quadro, in cui il lupo da un lato e Cappuccetto in fuga dall’altro sono solo un pretesto per farci godere di questa infinita foresta di betulle in bianco e nero che ha la grazia di un ricamo e il rigore di uno spartito musicale. Con Daniela Volpari torniamo a immergerci nel realissimo mondo fiabesco della fantasia: la bimba gioca a provarsi la collana e le scarpe da grande davanti allo specchio e intorno a lei si animano i personaggi dei quadri dell’antica casa, per dare il via a una storia ancora da scrivere. A uno strano giullare in maschera, imparentato forse con la Commedia dell’arte ma certamente malizioso e maligno, Enrico Bertelli fa rubare le calzature ai protagonisti di fiabe e leggende che lo inseguono protestando. Un’azione piena di colore e movimento e quasi, sembra, delle urla irate dei derubati e del divertito sghignazzo del bieco scippatore. Conclude la rassegna Alessandra Liberato con un arioso e rasserenante disegno che è, per pura casualità, anche un messaggio molto significativo da mettere a conclusione della rassegna delle opere migliori presentate quest’anno al  Premio “Scarpetta d’Oro”. Come una magica cavalcatura corre il libro trasportando nel mondo sereno e pulito delle favole i nostri figli, se sapremo insegnare loro il gusto di ricreare con la propria fantasia le belle storie che anche noi, da bambini, abbiamo fatto nostre e ancora, magari in po’ nascoste fra preoccupazioni e responsabilità, conserviamo dentro di noi.

Come d’uso, alla fine del Catalogo viene inserita anche quest’anno la sezione dei lavori presentati dal CEOD del Centro “Stella Polare” Ulls 13 di Mirano e del CEOD di Padova.

Conclusa quindi questa quattordicesima edizione del nostro Premio, affidando alla fantasia dei ragazzi delle scuole elementari partecipanti al Concorso “Fiabe, scarpe, parole” che lo integra l’illustrazione vincitrice perché ne nasca una nuova favola, è già il momento di guardare alla quindicesima. Il varo definitivo sarà anche questa volta affidato al Bando del Premio che, insieme alle norme del Regolamento, verrà quanto prima approntato e diffuso dalla Segreteria Organizzativa. Fin d’ora però ne anticipiamo qui il titolo: “Scarpe, amore e…”.

Ancora una volta si tratta di un tema molto ampio e, come sempre, aperto alla più libera creatività degli artisti che vorranno partecipare.  Rifacendo un po’ il verso ai popolari film degli anni ’50 con De Sica, la Lollobrigida, la Loren ecc. il suggerimento è sì all’amore come “sentimento naturale e intenso che lega due persone di sesso differente” (così lo definisce un dizionario che, pur definendosi “moderno” sembrerebbe oggi un po’ superato) ma anche alle grandi vicende amorose della storia, della letteratura, delle leggende, delle favole… sempre con l’occhio alle calzature, s’intende. Ma (aggiunge il Dizionario dei Sinonimi) amore è anche il “modo accurato di fare qualcosa” e allora il titolo proposto per il prossimo anno ben s’addice proprio al lavoro di quanti, in questo territorio della Riviera del Brenta, ormai da oltre due secoli producono scarpe fra le più belle e rinomate del mondo.

Guido Clericetti

Scrittore, autore e disegnatore

Presidente Commissione Giudicatrice